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27/12/2024L’emblematico caso del “Laboratorio Gender”
Ancora una volta una notizia è diventata un “caso” nazionale suscitando un grande clamore. Senza entrare nel merito, proviamo ad analizzare lo schema sottostante e ad avviare una riflessione sulla sua gestione mediatica.
La storia
Viene diffusa in rete LA LOCANDINA, redatta in forma approssimativa, relativa a un progetto dell’UNIROMA3. Vi si annuncia l’imminente “laboratorio per bambin* trans e gender creative” dai cinque ai quattordici anni; si enfatizzano figure autorevoli a supporto come un’insegnante montessoriana e il Comitato Etico di Ateneo; la grafica riporta a una ben nota simbologia: arcobaleni, bambini di diverse etnie, elementi di natura e vengono fornite indicazioni “per ulteriori informazioni o adesioni”.
Emergono nel pubblico intense REAZIONI EMOTIVE che in breve tempo provocano indignazione, proteste, schieramenti, appelli, comunicati, articoli, diffide, raccolta firme e manifestazioni.
LE CONTROREAZIONI: in una nota stampa, il Rettore afferma che l’evento è già in corso da tempo e riservato a un gruppo di sette bambini “con identità di genere non normativa”, le cui famiglie sono volontarie e consenzienti, che la locandina avrebbe dovuto essere una “bozza” per uso interno e minaccia azioni legali “a fronte di notizie palesemente false”. In una successiva intervista, denuncia che UNIROMA3 è vittima di una sorta di “caccia alle streghe”.
Parallelamente, si susseguono espressioni di solidarietà verso l’UNI3 e le famiglie coinvolte, sulle quali si costruisce una narrativa di vittimizzazione, e per estensione sulla comunità LGBTQA+. Le voci critiche vengono politicamente connotate, nonché strumentalizzate e stigmatizzate come “obnubilate”, violente, disinformate, transfobiche e a-scientifiche.
EPILOGO: l’evento, definito parte di un progetto pioniere, si svolge ugualmente, ma in un luogo segreto e con modalità sconosciute.
Lo schema ricorrente
Tutta la vicenda è la conseguenza di un malaugurato incidente o è stata aperta una finestra di Overton? Ne riscontriamo lo schema.
Nella prima fase un’iniziativa “inconcepibile” per l’opinione pubblica, che riguarda un tema “sensibile”, viene promossa in modo provocatorio e scatena forti reazioni emotive; di conseguenza genera una polarizzazione e un’aspra diatriba, con l’attiva partecipazione dei media e un'ampia risonanza sui social.
Nella seconda fase viene diffusa una rettifica che da un lato ridimensiona la notizia, e dall’altro ne ribalta alcuni aspetti, ottenendo un duplice risultato: le voci critiche vengono squalificate e le loro argomentazioni etichettate come disinformazione; intanto i prota-gonisti della notizia, precedentemente criticabili, rispondono con indignazione, per poi assumere il ruolo di vittime: una posizione dalla quale possono denigrare liberamente gli oppositori.
Infine i contenuti inaccettabili che avevano costituito il casus belli vengono legittimati e normalizzati.
Obiettivo raggiunto?
In ogni caso, la squalifica delle voci di opposizione è stata messa a segno, insieme all’opera di distrazione di massa.
I metodi di ingegneria sociale, guerra cognitiva e manipolazione delle coscienze ci sono ben noti, eppure continuano a funzionare.
Comitato Nazionale Psicologi EDSU, 10 ottobre 2024
www.comitatonazionalepsicologi.it
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