
A chi spetta la protezionedei bambini?
14/03/2026Il dilemma della Deontologia
Non esistono fenomeni morali,
ma solamente una spiegazione morale dei fenomeni.
Friedrich Wilhelm Nietzsche
L’adesione del CNOP e degli Ordini Regionali ai Pride e l’implicito sostegno ai loro manifesti politici riporta alla ribalta il tema della deontologia e dell’etica, sulla quale la deontologia dovrebbe fondarsi.
Con la legge n. 3 dell’11 gennaio 2018 gli Ordini Professionali degli Psicologi hanno cambiato natura giuridica, diventando Organi Sussidiari dello Stato. La loro funzione, precedentemente orientata alla rappresentanza degli iscritti e alla tutela dei pazienti, è divenuta un agire in nome e per conto dello Stato.
La deontologia professionale si sta trasformando, da guida e sostegno della coerenza etica richiesta all’esercizio competente della professione, in strumento coercitivo finalizzato ad allineare l’operato dello Psicologo alle direttive di Stato.
Questo, a nostro parere, ha generato alcuni non trascurabili conflitti su più livelli.
Professionale. Quando la “ragion di Stato” monopolizza la deontologia a scapito dell’etica, l’autenticità della relazione, elemento fondante nell’attività dello psicologo, risulta pregiudicata. Gli approcci teorico-pratici di matrice più umanistica, filosofica e spirituale vengono delegittimati in favore di altri più adatti a essere standardizzati e omologati.
Identitario. Abbiamo assistito all’emergere di una spaccatura nella comunità professionale, testimoniata da due eventi storici significativi: il referendum del 2023 sul codice deontologico, votato da un numero irrisorio di colleghi e approvato per un pugno di voti nonché, successivamente, il suo annullamento da parte del Consiglio di Stato.
Psicosociale. Viene disatteso il mandato della Psicologia e il suo ruolo cruciale nel processo trasformativo ed evolutivo delle coscienze e dell’essere umano.
Economico. In qualità di Enti pubblici non economici, gli Ordini degli Psicologi sono “basati sull’autonomia patrimoniale”; pertanto gli iscritti sono obbligati a finanziare istituzioni che non curano necessariamente i loro interessi. Paradossalmente, però, gli stessi iscritti non possono votarne i bilanci, ai quali hanno contribuito con le loro quote.
Etico. Lo psicologo viene posto nella condizione di dover scegliere se seguire la deontologia basata sull’etica oppure le “buone pratiche” appiattite sulla nuova deontologia di Stato e ratificate dalla “comunità scientifica internazionale”. Assoggettarsi significherebbe piegarsi al diritto positivo (contingente e stabilito dall’uomo) e abiurare quello naturale (universale e radicato nella natura umana) rinunciando, di fatto, a esercitare in coscienza.
Sono conflitti nascosti, non dichiarati, ma è evidente la determinazione dell’Ordine nel voler modificare il Codice Deontologico, non certo per ricomporre queste contraddizioni ma per allinearlo ai dettami delle organizzazioni internazionali.
Che si tratti di deontologia oppure di identità di genere, i vertici della Psicologia scelgono sempre lo stesso modus operandi: indifferente alle opinioni della Comunità e allineato ai dettami della politica. Nel frattempo, la Psicologia resta orfana dei suoi principi fondativi.
La ricomposizione dei conflitti deve partire dal basso e spetta agli Psicologi il compito di farsi parte attiva di questo processo, ascoltare la voce autentica della propria coscienza, seguire il diritto naturale e ignorare le pretese di un potere che ha ormai perso ogni connessione con i principi morali.
29 luglio 2026
Comitato Nazionale Psicologi EDSU
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