
La nuova “cultura” della morte di Stato
19/02/2025
LE ONDE SOLITONICHE NELLA PSICOLOGIA QUATTRO LIBRI E UN FUNERALE
16/05/2025Dal sonno delle coscienze all’incubo del riarmo
“La psicologia ripudia la manipolazione delle coscienze e favorisce lo sviluppo della consapevolezza e del pensiero critico” (1).
Come Comitato Nazionale Psicologi siamo molto preoccupati per la notizia dell’approvazione del piano di riarmo europeo.
Non vogliamo intervenire espressamente nel dibattito politico ma come sempre siamo impegnati nell’azione culturale con particolare attenzione all’aspetto psicologico. Cogliamo, sia nel linguaggio che nei contenuti e nelle suggestioni della narrativa sul riarmo, molte analogie con altre emergenze della “nuova normalità”, fra cui quella climatica (nella totale dissonanza cognitiva della retorica green, quanto inquina una guerra?) e quella pandemica.
Già in pandemia si adottò un linguaggio “bellico” (nemico, fronte, coprifuoco, lasciapassare, disertori, confinamento, difese, armi) e si alimentò nella popolazione la paura del contagio, della malattia e della morte, anche attraverso i quotidiani “bollettini di guerra”. Ricordiamo la retorica sull’eroismo dei sanitari, paragonati a soldati al fronte tanto da essere inclusi nella parata del 2 giugno, i balletti in corsia quasi come danze di guerra, la sfilata di camion militari a trasportare le bare e, più avanti, l’arma difensiva finale, non a caso coperta da segreto militare.
Le conseguenze dell’adesione acritica a tale narrazione sono state la diffusione di patologie psichiche soprattutto nelle fasce di età più giovani, la passività della popolazione di fronte alla sottrazione dei diritti civili e la remissività verso lo stato di perenne emergenza, l’isolamento, le divisioni e l’odio sociale, il crollo della natalità, la sfiducia nel futuro.
Si è trattato forse di una prova generale?
Un “format” propedeutico a uno scenario propriamente bellico?
E quali saranno le conseguenze in tal caso?
Ancora una volta si decide senza consultare i cittadini, ripetendo il collaudato schema della loro infantilizzazione. Si sceglie di investire sulla morte invece che sulla vita, sulla paura invece che sul benessere psicologico. Anziché promuovere le necessarie opere di risanamento del territorio, della sanità e dell’istruzione già pervicacemente danneggiati, si persegue l’indebitamento smisurato dei popoli a favore dell’industria bellica, proprio come nella precedente “emergenza” è stato fatto per l’industria farmaceutica.
Come psicologi non possiamo tacere sugli aspetti simbolici che propongono una rappresentazione del mondo in termini dicotomici, secondo il codice amico/nemico e le possibili conseguenze sulla psiche delle persone, che si sentono costantemente sotto una minaccia indefinita.
Si tratta di forme di manipolazione raffinate, che parlano direttamente all’inconscio degli individui e proprio per questo risultano più pervasive e condizionanti. Tali strategie hanno lo scopo di ottenere la collusione della popolazione e spingerla a restare nell’illusione di una zona confortevole sempre più limitata. Questo impegna enormi quantità di energia vitale che invece potrebbero essere investite nella propria autentica realizzazione, soprattutto quella delle giovani generazioni, già molto provate e che si troveranno in prima linea nelle eventuali politiche belliche..
“Una civiltà si deve giudicare ed apprezzare non dal grado di potenza che ha raggiunto, ma dal modo in cui ha saputo sviluppare e manifestare, per mezzo delle sue leggi e istituzioni, l’amore per l’umanità.”
Rabindranath Tagore
26/03/2025
Comitato Nazionale Psicologi EDSU
www.comitatonazionalepsicologi.it
comitatonazionalepsicologi@gmail.com
info@comitatonazionalepsicologi.it
https://www.facebookom/groups/535289105378344
(1) punto 13 del Manifesto per la Psicologia Libera.

