
IL BAMBINO DEL XXI SECOLO: SOGGETTO O OGGETTO DELLA SOCIETÀ?
04/03/2024
È DAVVERO UNA QUESTIONE DI GENERE?
29/05/2024COMUNICATO
Al Ministero della Salute
al Ministero della Famiglia
al Tavolo tecnico di approfondimento
in materia di trattamento sulla
disforia di genere
Il Comitato Nazionale Psicologi EDSU ritiene fondamentale sottoporre alla Vs attenzione e
rendere pubblica la propria posizione riguardo alle politiche promosse nell’ambito dell’identità di
genere. Si tratta di obiezioni dalle quali non si può prescindere nel predisporre le azioni sociali
atte a rispondere in modo efficace al dilagante disagio giovanile, inquadrato semplicisticamente
in “problemi di identità di genere”.
Il modo superficiale, avventato, pericoloso, ideologizzato, in cui viene trattata la disforia di genere
sta producendo un impatto allarmante sul sociale, sulla cultura e in particolare sull’infanzia e
l’adolescenza.
L’intervento troppo precoce e artificioso nel processo di definizione dell’identità di genere viene
meno al principio di precauzione e contribuisce a creare confusione nel periodo pre-puberale e
adolescenziale, quando ancora tale identità non è delineata chiaramente.
Non sono soltanto il trattamento farmacologico e quello chirurgico a condizionare pesantemente
lo sviluppo psicofisico del soggetto in crescita, con un impatto che si ripercuote sulla sua intera
esistenza: anche i semplici interventi psico-educativi anticipatori sono fortemente condizionanti
sia per i soggetti che per le loro famiglie. Infatti oltre alla irreversibilità degli interventi fisici, anche
i “semplici” interventi di “indirizzo” alla transizione (suggerimenti psicoeducativi) sono non
reversibili in quanto deprivano il bambino o l’adolescente di fondamentali tappe dello sviluppo.
Quali sono i presupposti logico-metodologici della psicologia affermativa?
Quali le evidenze scientifiche?
E quali sono gli effettivi esiti terapeutici?
Dal punto di vista epistemologico l’approccio affermativo sembra amplificare l'importanza
della percezione che l’individuo ha di se stesso, privilegiando l’immaginario anziché la
realtà biologica della persona; ovvero accetta in maniera acritica l’ideazione del momento
senza verificare se essa possa essere un sintomo di immaturità nello sviluppo del sé, il
che va a discapito del soggetto stesso e della sua integrità. Tale approccio rinuncia ad
ogni seria anamnesi volta a individuare l’eziologia dell’incongruenza di genere, arrivando
a postulare, più o meno implicitamente, che una qualunque idea si manifesti in un soggetto
possa prescindere dal contesto e dalle relazioni implicate, attuali e pregresse. Sia
l’apprendimento del linguaggio e il suo utilizzo e sia il processo ideativo sono frutto
dell’interazione sociale e familiare, esattamente il contesto che la psicologia affermativa
rifiuta di analizzare. Pertanto una diagnosi di disforia di genere senza la dovuta anamnesi
si trasforma potenzialmente in un rinforzo psicologico, anche laddove l’adolescente e i
familiari avessero dubbi non espressi.
Gli adolescenti, talvolta con un atteggiamento oppositivo all’interno del nucleo familiare,
minacciano il suicidio qualora osteggiati alla transizione. Di questa minaccia viene fatto un
uso strumentale in collusione con il loro ricatto emotivo, rendendolo un mezzo di
manipolazione culturale e di pressione nei confronti dei genitori, accentuandone la fragilità
e sovvertendo l’asimmetria della relazione con i figli. La più recente letteratura evidenzia
invece come in realtà siano proprio coloro che hanno intrapreso la transizione a registrare
un alto tasso di suicidi.
Affrontare un percorso terapeutico per tutto il nucleo familiare può risultare più costruttivo
tanto per l’individuo quanto per la comunità, contrariamente all’approccio affermativo, nato
con l’obiettivo dichiarato di “tutelare i diritti della comunità LGBTQIA+”. Nell’approccio
affermativo i genitori non hanno realmente voce in capitolo, ma vengono coinvolti solo per
“essere aiutati" ad accettare l’ideazione del figlio. Le ricadute umane, sociali e - non ultime
- economiche di questo secondo approccio sono decisamente più elevate.
Alleviare la sofferenza è sicuramente compito della Psicologia e della Sanità tutta, ma farlo
senza una chiarificazione seria su cosa sia l’identità umana non fa che rendere lecita ogni
delirante identificazione possibile.
Si rileva anche il mancato rispetto del principio giuridico di precauzione nonché la sua
espressione nel codice deontologico dell’Albo dei Medici ove recita “primum non nocere”,
tanto che non viene nemmeno presa in considerazione la possibilità di una prudenziale
analisi differenziale.
Il processo diagnostico va individualizzato e non deve ridursi a una mera attribuzione di
etichette.
La percezione interiorizzata del corpo matura attraverso una serie di fasi, le quali vanno
dall’estrema dipendenza fino all’autonomia raggiunta con l’esperienza. È un processo delicato,
perché fino all’età adulta il corpo si modifica rapidamente e radicalmente. Tale sviluppo è
influenzato da una serie di fattori, fra cui la qualità dell’ambiente affettivo, fisico e sociale, le
condizioni di vita, le abitudini alimentari, l’esercizio fisico, lo studio, le attività manuali e creative.
L’esito sano dovrebbe essere la padronanza ad amministrarsi con soddisfazione in rapporto
all’ambiente.
Se il soggetto si trova in un nucleo familiare disfunzionale sarà facile preda di un ambiente
culturale che, per ragioni di marketing, propone pervasivamente formule di gratificazione che, a
verifica concreta, si riveleranno false promesse fallimentari: soluzioni riduzioniste fondate
sull’illusione che modificare il corpo sia sufficiente a superare disagi che hanno invece una loro
matrice complessa.
Una pedagogia adeguata insegna che la soddisfazione dipende dall’acquisizione di concrete
capacità, diventa perciò evidente che la mera modifica della propria immagine, sperata come
risolutrice, è una scorciatoia per non confrontarsi con il mondo mettendosi concretamente in
gioco.
È sintomatico che la problematica gender si manifesti prevalentemente in ambiente urbano.
Affermare una competenza prematura del bambino ad autodeterminarsi rispetto al genere apre
la strada a derive pericolose, estendendosi ad altre arbitrarie autoaffermazioni, come qualsiasi
tipo di scelta sessuale, anche verso un adulto e conduce alla legittimazione della pedofilia e della
prostituzione minorile.
La sovraesposizione alla sessualizzazione precoce, che si sta manifestando nelle scuole di ogni
ordine e grado, sotto l’illusoria apparenza di una massima libertà, induce invece una scelta
condizionata che non rispetta i ritmi evolutivi del bambino e dell’adolescente e la loro spontaneità.
Questo potrebbe spingerli ad aderire patologicamente all’aspettativa ambientale.
Il sottoporsi ai processi di transizione compromette irreversibilmente la capacità riproduttiva in
una fase di sviluppo in cui non si riconosce il senso della sua importanza. Ne consegue un futuro
ampio bacino di utenza per la maternità surrogata.
Chiediamo
● di interrompere ogni forma di blocco della pubertà (come l’impiego di Triptorelina)
● di sospendere l’approccio farmacologico o di altra natura e di vietare l’uso dei trattamenti
ormonali, almeno fino al raggiungimento della maggiore età
● di promuovere politiche che supportino le famiglie e le mettano in grado di occuparsi più
adeguatamente dei loro figli
● di cessare le politiche che depotenziano il ruolo genitoriale
● che i corsi specifici di formazione rivolti a insegnanti e genitori facciano preciso riferimento
alle tappe di sviluppo, con particolare attenzione alla sfera emozionale individuale, ai meccanismi
relazionali, ai bisogni educativi e affettivi
● che i suddetti corsi non siano ideologicamente orientati
● che i punti di ascolto presenti sul territorio, presso le scuole e le istituzioni coinvolte, diano
voce alle esigenze inespresse di ragazzi, adulti, corpo docente e di chiunque voglia rilasciare
la propria esperienza o esprimere i propri dubbi, raccogliendole attraverso verbali
accessibili al personale a cui compete
● che vengano istituiti momenti di incontro tra i professionisti coinvolti per scambiare liberamente
opinioni in un’ottica multidisciplinare e mettere a disposizione la propria competenza
in base alle richieste ricevute
● che vengano prodotti opuscoli e pubblicazioni da distribuire alla popolazione affinché si
porti a conoscenza il risultato dei suddetti incontri e le possibili nuove prospettive
● di escludere l'approccio affermativo per quanto riguarda bambini e adolescenti, e tornare
a un serio processo diagnostico da effettuare con cautela e competenza specifica.
Chiediamo infine, per tutte le ragioni sopra esposte, di essere rappresentati come interlocutori
al Tavolo tecnico di approfondimento in materia di trattamento sulla disforia di genere
istituito dal Ministero della Salute.
Comitato Nazionale Psicologi EDSU, 27 maggio 2024.
Riferimenti:
report della prof. Cass:
https://cass.independent-review.uk/home/publications/final-report/
transitioners e autismo:
https://dailycaller.com/2023/03/12/horrifying-huge-proportion-of-children-pursuing-gendertransitions-
are-actually-autistic-experts-believe/
scandalo della clinica Tavistock:
https://www.spiked-online.com/2023/12/27/why-were-three-year-olds-sent-to-thetavistock/?
fbclid=IwAR08P9Ey1_xJ9sNyLtMiM9T6Pvog8Spv5UXq44M4TlOUknkRWcWvc_hxtp
0
scandalo Tavistock:
https://lanuovabq.it/it/un-nuovo-scandalo-tavistock-la-clinica-che-cambia-sesso-ai-bambini
pedofilia in aumento:
https://www.ansa.it/sito/notizie/cronaca/2024/05/03/telefono-azzurro-25-segnalazioni-di-casipedofilia-_
de66c83f-ca1f-4baf-9a4b-392506269543.html
rischio suicidio transitioners:
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/38699117/
rischi di morte ed eventi cardiovascolari in pazienti sotto terapia ormonale (testosterone)
https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35711614/
scandalo wpath
https://www.youtube.com/watch?v=cKpqipNEWKI&t=27s
https://www.centromachiavelli.com/2024/03/19/scandalo-chat-wpath/
i pericoli delle cure di affermazione di genere nei bambini:
https://www.thefp.com/p/gender-affirming-care-dangerous-finland-doctor
Gianfranco Amato, Gender (d)istruzione. Le nuove forme d’indottrinamento nelle scuole italiane.
2015, Fede & Cultura.


