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31/01/2024COMUNICATO: LA PSICOLOGIA CHE VOGLIAMO
Cari colleghi, nel leggere il messaggio di fine anno del CNOP sorgono dubbi e riflessioni sulla nostra Professione e sulla realtà che stiamo vivendo.
Dietro il vanto di conquiste professionali sembrano celarsi una certa superficialità formale ed un’autoreferenzialità da parte delle nostre istituzioni di rappresentanza: tali conquiste appaiono risultati di manovre che sviliscono, invece, la categoria degli psicologi a mera esecutrice di piani finanziari e politici nazionali e sovranazionali. In tal modo si negano la storia pregressa, il significato identitario ed in definitiva il compito sociale stesso della Psicologia.
È su questo che vogliamo richiamare la vostra attenzione, con un invito alla riflessione ed al confronto, perché riteniamo che mai come in questi tempi la Psicologia abbia avuto un ruolo fondamentale in ambito personale, sociale e, perché no spirituale.
Naturalmente siamo lieti che vi sia una maggiore sensibilità da parte della cittadinanza verso il ruolo della Psicologia e del benessere psichico, ma ci chiediamo se sia un successo di cui andare particolarmente fieri in questo caso, nel caso in cui tale riconoscimento fosse conseguenza di una grave sofferenza inflitta alla popolazione tutta, alla quale abbiamo forse contribuito, in quanto psicologi, col nostro silenzio.
Chi, se non gli Psicologi con le loro rappresentanze, avrebbe dovuto prevedere e lanciare l’allarme sulle inevitabili ricadute a livello psicologico che i provvedimenti pandemici comportavano per la popolazione?
Chi avrebbe dovuto informare circa i danni che i bambini avrebbero potuto riportare, a livello emotivo e cognitivo, per l’uso delle mascherine?
Chi ha gli strumenti conoscitivi che avrebbero permesso di prevedere i gravi rischi dell’uso prolungato della DAD e del distanziamento sociale soprattutto per gli adolescenti? O quelli insiti nel potenziare in modo eccessivo e univoco la digitalizzazione nelle scuole?
Chi, se non noi psicologi, avrebbe dovuto riconoscere e denunciare l’uso manipolativo dei media nell’alimentare nella popolazione i sentimenti di paura, odio, o disorientamento, funzionali a subire provvedimenti liberticidi che altrimenti sarebbero risultati inaccettabili?
Nell’intimo dei nostri studi professionali ciascuno ha certamente esercitato la propria professione nel modo migliore per aiutare coloro che a noi si rivolgevano, ma sul piano sociale da troppo tempo la Psicologia presta le proprie conoscenze e prerogative per usi manipolativi, deontologicamente scorretti e privi di etica, nel silenzio e spesso nella totale assenza di consapevolezza di grande parte della comunità professionale.
La Psicologia che vogliamo si occupa della Vita e dell’essere umano nella sua unicità ed interezza, si prefigge di aiutarlo ad affrontare i momenti di crisi esistenziale anche in chiave evolutiva. Trova il proprio ruolo e il proprio valore nel mettersi a disposizione per affiancare chi ad essa si rivolge, in un percorso di riconoscimento e di espressione delle proprie qualità e del proprio potenziale.
La Psicologia che vogliamo accompagna l’essere umano nel suo percorso di consapevolezza ed autodeterminazione, è abbastanza lungimirante da sapere che tale crescita si rifletterà nel sociale e si prende cura anche di questo aspetto: non solo investendo nel progetto di una psicologia di base finalizzata all’assistenza primaria, soprattutto in un momento in cui la crisi e la crescente privatizzazione della stessa è più che evidente, ma facendosi portavoce delle istanze del profondo, in un’azione culturale vera, che stimoli il pensiero critico e la forza creativa, quali baluardi a difesa di un’Umanità sotto attacco di poteri ai quali non possiamo piegarci. La Psicologia che vogliamo non si sottomette passivamente alle esigenze del potere.
La distanza fra le posizioni assunte dai nostri “rappresentanti” istituzionali e quelle degli Psicologi che esercitano in “scienza e coscienza” è ormai siderale, come testimoniano i numerosi colleghi che, scontenti ed esasperati anche dalle numerose vessazioni, abbandonano l’Ordine.
Auspichiamo che il 2024 sia l’anno in cui la comunità professionale voglia impegnarsi per riscoprire il senso più autentico della Psicologia ed in cui esso possa trovare conferma anche nelle elezioni per il rinnovo dei Consigli regionali.
Roma, gennaio 2024

