
COMUNICATO: LA PSICOLOGIA CHE VOGLIAMO
03/01/2024
Codice deontologico, ricorso al TAR: finalmente arriva il confronto
24/02/2024Che cos’è la paura? Da dove nasce?
La paura è un’emozione primaria presente in tutti gli esseri
senzienti e pone le sue radici nella naturale avversione alle
minacce per la propria incolumità.
Ha la funzione di attivare l’organismo in situazioni di pericolo. È
un segnale di allarme necessario, che si attiva in relazione ad eventi ritenuti potenzialmente
dannosi. Per far fronte all’emergenza il cervello è dotato di un sistema di allarme gestito
dall’amigdala, una struttura situata nella parte più profonda dei lobi temporali. Insieme
all’ippocampo e ad altri nuclei cerebrali appartiene al sistema limbico ed è implicata nella gestione
delle emozioni, tra cui la paura.
A differenza dello “spavento”, che si presenta sotto forma di “effetto sorpresa”, la paura può essere
immaginata: evocata dal ricordo o anticipata dalla previsione. Poiché la memoria della paura si
mantiene nel tempo, questo può dare origine a meccanismi di evitamento anche inconsapevoli,
influendo sulla libertà di azione; focalizzando l’attenzione su una parte dell’esperienza, non lascia
spazio ad altri pensieri (visione a tunnel).
La paura può avere componenti innate o apprese. Vi sono paure che insorgono nell’infanzia come
quella dei tuoni o del buio, o di essere abbandonati dalla figura di attaccamento.
Altre si sviluppano come conseguenza di un condizionamento, come nel caso in cui uno stimolo
venga associato a un altro che è fonte di paura.
L’educazione ricevuta, le conoscenze e la maturazione dell’individuo modulano la capacità di
affrontare efficacemente le situazioni minacciose, evitando che l’esperienza negativa o
l’immaginazione diano luogo a timori eccessivi e persistenti.
I ritmi frenetici che l’attuale società impone possono innescare paure ben diverse dalla minaccia di
un predatore. Ad esempio il rischio di perdere il lavoro e di cadere in miseria, senza poter più
garantire la propria sopravvivenza o la cura dei figli; o il timore di perdere le proprie comodità o
abitudini. Questi bisogni sono fondamentali perché costruiscono il senso di sicurezza e stabilità
individuale, e consolidano l’appartenenza al gruppo sociale; esserne privati significa restare isolati
ed essere esclusi dalla comunità.
Sebbene le situazioni di vita odierne siano molto differenti da quelle primitive, la paura si attiva
ancora secondo i meccanismi primordiali ed è in grado di innescare una reazione a catena
diffondendo il panico in intere popolazioni. Questo dato conferma quanto la parte più antica del
cervello umano abbia mantenuto la sua funzione invariata nel tempo.
La paura è una risposta naturale volta a proteggere l’individuo, ma occorre fare attenzione a non
rimanerne intrappolati. Il pensiero ridondante e persistente mantiene la persona nel passato o
suscita insicurezza nel futuro. Si perde la capacità di stare nel “qui ed ora”, perdendo il contatto con
il presente. Il senso di autostima e di autoefficacia si riduce e si tende a delegare agli altri le proprie
decisioni. La storia insegna che la paura e la sofferenza ad essa associata vengono usate come
strumento di controllo da chi detiene il potere.
Nelle emergenze crescono modelli relazionali basati sul “noi” e su un insieme di norme che tutelano
il gruppo a scapito delle istanze individuali. I singoli sono sempre più vulnerabili al timore di sbagliare
e tendono a riporre la propria fiducia in coloro che possono, invece, abusarne; di conseguenza la
possibilità di affrontare le proprie paure si riduce entrando in un vortice di condizionamenti sempre
più stringenti.
Uso strumentale della paura
È opportuno analizzare come l’uso intenzionale di una comunicazione centrata sulla paura e
sull’emotività abbia fatto leva su specifici punti sensibili e fortemente compresso lo spazio del
pensiero critico e razionale.
Essa agisce su più fronti contemporaneamente, su vari livelli e aspetti apparentemente distinti ma
in realtà connessi tra loro: economici, relazionali, sociali, ambientali che, percepiti come un’unica
minaccia, amplificano l’emotività e generano reazioni collettive di paura.
Le vittime di una manipolazione collettiva stentano a prendere consapevolezza della condizione in
cui si trovano. Il continuo bombardamento di informazioni e di regole, presentate in modo
martellante, contraddittorio e incoerente, logorano il pensiero critico e la capacità di mantenere
una visione di insieme e inducono a uno stato di confusione e di passiva rassegnazione, in cui si
tende a compiacere l’autorità e a conformarsi alla maggioranza, imitandone i comportamenti e le
scelte.
Dal canto loro, i manipolatori fanno costantemente leva sulla paura degli altri e sono abili nell’offrire
gratificazioni, concedere piccoli privilegi e fornire pseudo-soluzioni ai problemi da loro stessi creati.
Contemporaneamente, screditano e sabotano le relazioni interpersonali creando divisioni,
isolamento e solitudine, nonché l’impossibilità di confrontarsi e chiedere pareri.
Quando a diffondere bugie, parziali verità, informazioni distorte è una fonte autorevole, specie se
corroborata da altre opinioni definite attendibili e in assenza di contraddittorio, risulta difficile
metterle in discussione e accettare l’idea che qualcuno tanto competente e benevolo stia in realtà
costruendo un recinto di principi totalitari.
Generalmente le vittime hanno uno spiccato senso morale, se disobbedire significa mettere in
discussione i propri valori di riferimento è probabile che la vittima aderisca a proposte insensate.
I ricatti, perpetrati in maniera più o meno subdola, sono ulteriori strumenti di coercizione sia nella
dimensione privata che in quella collettiva. Il ricatto morale fa leva sui principi e valori condivisi
distorcendo il significato e colpevolizzando chi se ne discosta. Altri tipi di ricatto, di natura materiale,
come sospensioni, licenziamenti, restrizioni della mobilità o perdite economiche, smorzano
efficacemente gli slanci di protesta e producono una graduale perdita dell’identità personale.
Funzione evolutiva della paura
Allora che fare quando abbiamo paura?
Probabilmente non esiste una soluzione per tutte le paure, non avrebbe alcun senso proporre una
“ricetta” risolutiva per chiunque. Ogni vissuto, esperienza, persona è unica e insostituibile, e ha
diritto di essere accolto per come si presenta, con le sue sfaccettature e caratteristiche, nonostante
la tendenza attuale di uniformare e catalogare l’essere umano in base a codici e categorie
restrittive.
Ciò che invece sappiamo con certezza è che nel bagaglio personale vi sono moltissime risorse, da
valorizzare e utilizzare come strumenti per sviluppare fiducia in sé.
La paura è spesso legata a schemi mentali cristallizzati che soffocano la libertà e impediscono di
esplorare e valutare punti di vista diversi. Per uscire dalla spirale è necessaria una spinta di volontà,
un po’ di coraggio e molto amore. Per questo è fondamentale riappropriarsi del diritto di esprimere
se stessi.
Divenire consapevoli della paura, affrontarla e superarla è un processo che inizia con l’ascolto e
prosegue delineandone i confini in modo sempre più preciso, per poterla comprendere e
trasformare. Spesso infatti le paure tendono ad essere sovrastimate, così come viene sottostimata
la capacità di fronteggiarle. Aspettare che svaniscano da sé, evitarle o avere fretta di liberarsene
non è efficace e rischia di limitare la lucidità e la capacità critica. Esplorare al di fuori della propria
confort zone raccogliendo informazioni appropriate aiuta a ridimensionare la gravità della minaccia.
Prendere consapevolezza delle proprie paure e accettare anche le proprie zone d’ombra è un modo
per poterle gestire e imparare a valutare attivamente le possibili soluzioni ai problemi che si
presentano nella vita, riconoscendone la funzione evolutiva.
Il confronto con le paure non si deve necessariamente affrontare da soli: le relazioni interpersonali
significative e autentiche sono una risorsa determinante che offre infinita diversità in infinite
combinazioni.
Riferimenti bibliografici
D'Urso, V., & Trentin, R. (1992). Sillabario delle emozioni. Giuffrè.
Fonzi, A. (Ed.). (2001). Manuale di psicologia dello sviluppo. Giunti editore.
Hirigoyen, M. F. (2015). Molestie morali: la violenza perversa nella famiglia e nel lavoro. Einaudi.
Milgram, S., & Zamperini, A. (2003). Obbedienza all'autorità: Uno sguardo sperimentale. Einaudi.
Reich, W. (1933). Psicologia di massa del fascismo. Torino, Einaudi, 2002.

